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Reggia di Venaria, nuovo percorso di visita PDF Stampa E-mail
Scritto da Edt   
Martedì 01 Marzo 2011 11:58

Nei destini della Venaria c’è un tempo dello splendore e della ricchezza e un tempo dell’abbandono, dell’incuria e della dispersione dei suoi beni; per comprendere l’identità di questo luogo bisogna fare i conti prima con l’accumularsi e poi con il sottrarsi delle cose. Nell’ultimo decennio il progetto di restauro ha rintracciato e ricreato le antiche assialità dei Giardini, ha restituito gli splendidi volumi e le grandiose architetture del palazzo, mentre permane inesorabile l’assenza di arredi e di una collezione artistica, che la storia stessa da un certo punto gli ha voluto negare. Per la fruizione del pubblico, le antiche allee all’infinito e i resti affioranti dei Giardini sono stati completati con nuove piantumazioni e arricchiti con opere d’arte della cultura contemporanea; le straordinarie visioni prospettiche della Reggia e ciò che rimane delle sue decorazioni originarie sono stati pensati come Teatro di Magnificenza per raccontare storie e far rivivere la storia.

La prima parte della visita narra le vicende della dinastia che volle la Reggia e di coloro che la concepirono. Oltre ai personaggi storici, ripopolano le stanze anche quelli della corte nata dal genio artistico di Peter Greenaway, che accompagneranno i visitatori anche al Piano Nobile: nelle sale del palazzo di caccia seicentesco archeologicamente riproposte, e nel Palazzo dei Re in una passeggiata a corte nel percorso di parata settecentesco, per permettere al pubblico di sentire l’antica e splendida residenza finalmente come sua, nel senso migliore della parola. (Alberto Vanelli, direttore della Reggia di Venaria)

Reggia di Venaria

Percorso. Il complesso della Venaria Reale, con gli spazi incredibili della Reggia (80.000 metri quadrati di superficie), l'incantevole scenario del Salone di Diana progettato da Amedeo di Castellamonte, la solennità della Galleria Grande e della Cappella di Sant’Uberto con gli immensi volumi delle Scuderie Juvarriane, opere settecentesche di Filippo Juvarra, è considerato uno dei capolavori assoluti del barocco internazionale ed è ormai annoverato fra i primi 5 siti culturali più visitati d’Italia. La storia ci ha consegnato un patrimonio architettonico di assoluta bellezza, in grado di emozionare come pochi altri, ma completamente vuoto, spogliato di ogni arredo, orfano di una raccolta originale. Proprio nell’impossibilità di dare al monumento una precisa identità attraverso una collezione, nasce la consapevolezza che tale identità perduta vive nella grandiosità degli spazi e nelle differenze che li caratterizzano come testimonianze architettoniche di epoche diverse, negli stessi vuoti che la storia ci ha affidato e che il nuovo percorso, invece di nascondere e mascherare, intende raccontare e valorizzare.

Per questo motivo non si presenta una mostra o un’esposizione, ma un percorso di visita in cui le opere, anche attraverso una sperimentazione museografica d’avanguardia, non sono semplicemente esibite ma sono utilizzate secondo le loro finalità originarie, riproposte non solo nella loro dimensione simbolica ed estetica, ma come una vera e propria citazione della loro funzione antica e, contemporaneamente, come il linguaggio attraverso il quale raccontare la storia degli ambienti che le ospita e della dinastia che li ha voluti e creati.

Nei quasi 2 chilometri lineari complessivi, il Teatro di Storia e Magnificenza si suddivide idealmente in due momenti:

  • La Storia
    Il piano interrato, con gli affascinanti locali un tempo adibiti alle attività di servizio alla vita della corte, è concepito per far cogliere e riflettere su fatti storici, temi e vicissitudini della dinastia sabauda dalle mitologiche origini dell’anno Mille fino alla prima metà dell’Ottocento, quando si estinse il ramo principale dei Savoia.
    Nelle ultime sale, prima di salire al Piano Nobile, si dipana il racconto delle trasformazioni della Reggia dal progetto del Castellamonte e, soprattutto, un’affascinante “storia delle idee incompiute”, di come il palazzo avrebbe dovuto essere secondo i progetti, mai completati, di Garove e poi di Juvarra e Alfieri.
  • La Magnificenza
    Al livello superiore, il Piano Nobile, viene raccontata la seicentesca Reggia di Diana, con la novità della riproposta delle tappezzerie volta anche a valorizzare gli apparati decorativi e i cicli di affreschi.
    Il percorso procede poi con la grande Promenade à la cour attraverso la Galleria Grande, il Rondò alfieriano, fino alla Cappella di Sant’Uberto, il grandioso “percorso cerimoniale” che caratterizzava il Palazzo settecentesco, riproposto senza soluzione di continuità, permettendo al visitatore di muoversi liberamente nei grandi spazi della Reggia e di ammirarne le notevoli prospettive architettoniche.
    A rendere ancora più vivo e affascinante questo percorso all’interno della vita di una grande corte, l’installazione multimediale Ripopolare la Reggia, realizzata appositamente per La Venaria Reale dal regista Peter Greenaway il quale, avvalendosi di tecniche d’avanguardia, ha ripopolato la Reggia, restituendo voci e volti alla dimensione quotidiana della storia, facendo rivivere la corte in un dialogo continuo tra arte barocca e contemporanea. L’installazione di Greenaway è ripoposta con spirito nuovo e con un più stretto legame con il racconto del percorso e con gli ambienti in cui è ospitata.

Con l’apertura del nuovo Teatro di Storia e Magnificenza, La Venaria Reale si presenta sempre più come una “Reggia per i contemporanei”, una residenza in continuo cambiamento, nella reinvenzione di un luogo e nella creazione di un complesso che possa offrire a ogni visitatore occasioni di stupore e loisir, cultura e svago, bellezza e piacere.

Il nuovo percorso di visita è il risultato di un lungo lavoro di ricerca, studio e progettazione coordinato dal direttore della Reggia, Alberto Vanelli, svolto dagli uffici del Consorzio La Venaria Reale con Francesco Bosso, Paolo Cornaglia, Silvia Ghisotti, Andrea Merlotti, Tomaso Ricardi di Netro e Donatella Zanardo, con il contributo della Commissione Scientifica formata da Michela Di Macco, Alessandra Pinto e Carla Enrica Spantigati. La realizzazione del progetto è stata coordinata da Gianbeppe Colombano, con la collaborazione di Francesca Cassano, Stefania Mina, Patrizia Raineri e Giulia Zanasi; la supervisione del progetto e l’inserimento del percorso nelle strutture architettoniche è stato curato da Francesco Pernice; si ringrazia per l’indispensabile collaborazione Mario Turetta, Edith Gabrielli e Luisa Papotti; gli allestimenti sono stati curati dallo Studio Simonetti di Torino e la grafica dallo Studio Bellissimo di Torino.

(Fonte La Venaria Reale)

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Marzo 2011 12:05
 

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