Torino vota per libri di testo gratuiti (scuola e università)

Una classe a scuolaIl Comune di Torino si è reso protagonista quest'oggi di una presa di posizione nettamente in favore del diritto allo studio. L'idea del Consiglio comunale, su proposta di Chiara Appendino e Vittorio Bertola (entrambi del Movimento 5 Stelle), è quella di rendere liberi, e quindi gratuiti, i testi utilizzati sia per le scuole dell'obbligo che per le superiori, fino a coinvolgere anche le realtà universitarie.

Infatti, oltre ai vari costi che una famiglia deve sostenere per poter garantire un percorso di studi ai propri figli, come ad esempio le rette scolastiche (o tasse), le spese per la mensa, per i trasporti, per le ripetizioni, si sommano anche quelli relativi all'acquisto di libri, dei testi che serviranno agli studenti per poter seguire le lezioni in classe durante l'anno e poi fare i compiti a casa. E non si tratta di una spesa trascurabile, questo sicuramente.

Un problema che spesso parte dagli stessi insegnanti, che pretendono sempre l'ultima edizione del libro di testo (questo accadeva, parlando dello scrivente, soprattutto all'università, dove i professori volevano vedere con i propri occhi, durante l'esame, il libro di testo acquistato, e guai a presentarsi con una edizione precedente e non con l'ultima, ristampata e venduta per l'aggiunta, magari, di una sola pagina).

Giusto quindi cercare di alleggerire questo oneroso costo, in una società dove molte risorse sono ormai disponibili liberamente e democraticamente.

Il documento approvato in Comune non ha alcun risvolto sull'effettiva decisione finale delle scuole. Si limita ad invitare gli istituti scolastici e le università di Torino a cambiare direzione rispetto al passato, organizzando un programma di studi basato su testi con licenze libere, su materiale didattico che non dev'essere acquistato, ma fruibile da tutti.

L'obiettivo è quello di eliminare più ostacoli possibili al diritto allo studio. Dopodiché, la speranza è che l'intero sistema scolastico cittadino, dai presidi, i rettori, agli insegnanti, ai professori, possa recepire tale suggerimento e trasformarlo in realtà

Non sarà facile, questo è certo. In particolare in quelle strutture dove gli autori dei libri di testo sono gli stessi professori che, ovviamente, traggono un guadagno dalle vendite.

Oltre all'invito locale, il Comune di Torino allarga l'idea anche al Parlamento, in modo tale da poter revisionare la Legge 633/1941, quella che vieta la fotocopia dei libri di testo. Questo è sicuramente il primo ostacolo, di natura legale, da superare. Nel dettaglio si chiede al Governo di valutare l'ipotesi di permettere la fotocopia completa dei testi scolastici per coloro che, pur versando in situazioni economiche precarie, dimostrino buona volontà e meriti a scuola (ad esempio con una buona media dei voti).