Fiat (FCA) e Ferrari, verso un futuro separato

Ferrari in via Roma a TorinoIn un comunicato divulgato dalla Fiat, ops... dalla FCA (sarà dura abituarsi), viene descritta un'operazione particolarmente importante che coinvolgerà due grandi marchi "italiani". Infatti, in seguito al CdA Fiat Chrysler Automobiles, è stato deciso di dividere, dal gruppo appena formato, la Ferrari SpA.

Iniziamo con il ricordare che il 90% della Ferrari è di FCA, mentre il 10% è di Piero Ferrari. Ora, tenendo conto della parte spettante al gruppo torinese, il 10% (rispetto al 90% FCA) della storica azienda di Maranello sarà acquistabile pubblicamente, mentre il restante 90% (sempre rispetto al 90% FCA) rimarrà agli azionisti FCA. In pratica la quota di Piero Ferrari non dovrebbe rientrare nella modifica.

La separazione dovrebbe avvenire nel corso del prossimo anno. Dalle parole del Presidente, John Elkann, si percepisce l'entusiasmo per questa nuova strategia di mercato: "La separazione di Ferrari preserverà la rinomata tradizione italiana e la posizione unica del business di Ferrari consentendo agli azionisti di FCA di continuare a beneficiare del valore intrinseco di questo business".

Dalle dichiarazioni dell'A.D. Marchionne si evince la volontà del Consiglio di Amministrazione di proseguire con questa divisione, affinché FCA possa beneficiarne in futuro.

La storica "mamma Fiat" negli ultimi anni ci ha abituati a numerose sorprese, spiazzando spesso lavoratori, opinionisti, politici, imprenditori. Una cosa è certa, dal rischio di fallimento paventato nel 2004, il gruppo ha saputo, nonostante la crisi economica, particolarmente accesa nel settore auto, e nonostante media e accuse di vario genere, rimanere sul mercato senza perdere pezzi importanti, destino toccante a molte altre imprese, sia italiane che estere.  Senza contare quanti posti di lavoro sono stati tutt'ora preservati a fronte di una tendenza occupazionale, soprattutto nel nostro Paese, in netto ribasso, con migliaia di lavoratori lasciati a casa. Ora l'azienda torinese è solida e ha grandi prospettive a livello internazionale. Non ha chiuso dieci anni fa, perché non continuare a darle fiducia? Un po' di ottimismo non farebbe male all'Italia.